Non sai mai quanto sei forte fino a quando essere forte è la sola scelta che hai.

Ciao ragazzi/e ❤

Questo sarà un articolo particolarmente insolito rispetto alle tematiche trattate generalmente sul mio blog: non potete capire quanto io sia felice ed emozionata a realizzarlo!

Ho conosciuto una ragazza davvero fantastica che purtroppo si porta dietro un peso che forse realmente in pochi possono capire: è per questo motivo che le ho chiesto di ”collaborare” con me, per far conoscere a più persone possibili cosa le è successo e come ha affrontato il tutto.

Chi meglio di lei può raccontarci la sua storia?

Buona lettura.

”Ciao a tutti , mi chiamo Alice, ho 20 anni e sono una sopravvissuta al cancro

Ho deciso  recentemente di aprire un Blog, dove poter raccontare della mia storia e di chiamarlo “Alice nel paese delle mer(d)aviglie”. Il titolo così ironico, rispecchia perfettamente il mio modo di affrontare la vita . Lo scopo di questo Blog per me, è aiutare le persone che stanno affrontando questa brutta malattia e infondere loro un po’ di speranza, e poi ovviamente aiutare me stessa, a sfogare tutta la rabbia e la tristezza che ho accumulato in questi ultimi anni. 

Non sono mai stata una persona in ottima salute, sono nata con una cardiopatia particolare e rara, ma non mi sarei mai aspettata di dover affrontare anche qualcosa di molto più grave, come un tumore. Avevo appena compiuto 18 anni , dovevo iniziare il mio anno di maturità e di certo a quell’età una persona, non si aspetterebbe mai di dover fare i conti con una cosa del genere. Quando l’ho scoperto è stato devastante, pensavo di morire, pensavo di non avere più un futuro davanti…ma poi per fortuna è arrivata la diagnosi.

Linfoma di Hodking Classico al III Stadio, uno dei tumori con la più alta percentuale di guarigione totale. Ci spiegarono che avrei dovuto fare sei mesi di chemioterapia e poi forse un po’ di radioterapia, e che me la sarei cavata alla grande in così poco tempo. Ma non è stato proprio così…

Molte persone affette dal Linfoma di Hodking guariscono subito….il restante 10% no, indovinate un po’ dove sono stata inserita io? Ahahah….

Dopo il primo anno di chemioterapie (2014-2015), dopo aver passato la maturità nonostante tutto, il mio linfoma decise di ricomparire dopo poco più di un mese dalla fine delle terapie, precisamente nel Luglio 2015. Così ho dovuto iniziare ad affrontare una seconda chemioterapia. Questa terapia è stata molto più difficile rispetto a quella iniziale: doveva essere somministrata in ricovero, invece l’altra mi era stata fatta fare in giornata. Quella precedente durava circa 5 ore, quest’ultima invece, circa 3 giorni.

L’estate del 2015 l’ho passata quindi prevalentemente in ospedale, ricoverata per fare la chemio o per combattere gli effetti collaterali che mi dava. Sono riuscita a fare solo due settimane di vacanza, stando relativamente bene: una nella mia casa in campagna e una a Palma di Maiorca. Avevo mandato al diavolo tutti i dottori e gli avevo fatto tardare il ciclo di chemioterapia haha…ma dopo tutto quello che avevo passato nell’anno precedente, avevo proprio bisogno di una vacanza

All’inizio di Settembre, dopo i soliti controlli, mi era stato riferito che questa chemio non aveva funzionato per niente e mi è stata cambiata di nuovo la terapia. Quella volta per fortuna, non si trattò di una chemio, ma di una terapia innovativa: per spiegarla in parole povere, si tratta di anticorpi monoclonali, che non ti fanno star male come la chemio , non ti fanno perdere i capelli e non hanno grossi effetti collaterali. 

Così i mesi di Settembre e Ottobre (2015) li passai stando bene, feci pure il test per l’università ma frequentai pochissime lezioni, perché ovviamente nemmeno questa terapia funzionò!

Da qui iniziò il periodo più difficile della mia vita, i medici iniziarono seriamente a preoccuparsi per me: mi mancava solo una terapia possibile, e se anche quella non avesse funzionato, sarei dovuta passare a fare le terapie sperimentali (non approvate e non ancora certificate dalla sanità). 

Questa terapia, l’unica che mi mancava da provare, è stata la più difficile di tutto il mio percorso: 24 ore di chemioterapia no-stop , ricoverata per circa 5 giorni per la somministrazione e altri 7 giorni nella fase in cui si abbassavano tutte le difese immunitarie. Dovevo assolutamente portare la mascherina, come quella dei chirurghi , per evitare di prendermi malattie dalle altre persone. Nonostante fu davvero terribile, quest’ultima terapia finalmente funzionò!

Il passo successivo, per guarire totalmente, era condurre il trapianto di midollo, ma non quello che si sente comunemente nei film, quello che si fa attraverso le cellule staminali della persona. Si chiama trapianto autologo, e funziona così: ti vengono prelevate le cellule staminali sotto forma di sangue, che poi vengono conservate e ripulite, in attesa di infonderle nuovamente nel tuo corpo. 

Per trapianto invece, si intende tutto il periodo in cui devi stare chiuso in una camera sterile: i primi 6 giorni li passi facendo chemioterapia no-stop che ti distrugge completamente il midollo, e quindi non hai più difese immunitarie , globuli bianchi, rossi, piastrine ecc…

All’ottavo giorno, ti vengono infuse le cellule staminali che hai precedentemente prelevato, e da quel momento il tuo corpo inizia a riprendersi: per farvi capire meglio, è come essere un bambino neonato. La difficoltà del trapianto è lisolamento, ovvero una stanza in cui non puoi muoverti, devi solo rimanere a letto, non puoi quasi mai mangiare e sei costretto a stare confinato li dentro per circa 20 giorni. 

Inoltre, possono venire a trovarti solo 4 persone a tua scelta , una al giorno ovviamente, perché altrimenti c’è il rischio che ti portino dentro tutti i batteri dal ”mondo esterno”.

E’ stato veramente difficile per me, non augurerei una cosa del genere neanche al mio peggior nemico, ma era l’unica via per arrivare alla guarigione totale. Feci il trapianto nel Febbraio 2016 e dopo esattamente 19 giorni, mi hanno fatto tornare a casa. Stavo uno schifo, come tutti quelli che hanno fatto il trapianto d’altronde, ma non è finita qui. 

Appena iniziai a riprendermi leggermente, inaspettatamente mi beccai una polmonite: quest’ultima mi  ridusse uno straccetto, ancora di più di quanto lo ero già. A quel punto non ce la feci più, impazzii davvero! 

Mi ricoverarono di nuovo, per un tempo simile  a quello del trapianto, in una stanza di isolamento identica a quella in cui ero appena stata! Credo di esserci  uscita di testa, dopo quasi due anni di ricoveri, chemioterapie, operazioni varie ecc…ho dato di matto anch’io e ho smesso di essere la ragazza forte che ero sempre stata. 

C’è voluto tanto tempo per riprendermi da questa batosta, anche perché da quel momento lì, è subentrata un’altra patologia che si chiama Fibromialgia: è una patologia particolare e rara, che ti fa sentire dolore in tutto il corpo anche quando non c’è. Mi è stato detto che può essere dovuta ad un crollo generale dei nervi periferici e dei recettori del dolore…

Ma torniamo al mio linfoma, dopo mesi di controlli vari e dopo aver fatto anche un po’ di radioterapia nel Giugno 2016 per completare il mio percorso e ammazzare definitivamente il tumore, forse iniziavo ad ottenere qualcosa di buono. 

Finalmente, nel Settembre 2016 ho ottenuto una remissione completa! Dopo tutto questo tempo e tutto quello che ho dovuto affrontare, ho vinto io! La mia vita da quel momento è migliorata tantissimo, anche il mio umore generale è molto migliorato: finalmente potrò ricominciare a comportarmi come una ventenne normale. 

Tra pochi giorni mi iscriverò finalmente a patente e inizierò a cercare un lavoro, perché non sono sicura di voler studiare o lavorare, sono ancora un po’ confusa…d’altronde non avevo messo in conto di poter riprendere la mia vita così velocemente, l’ultimo anno mi aveva un po’ fatto perdere le speranze. 

Non smetterò mai di ringraziare le persone che mi sono state vicine in questi due lunghi anni! Senza di loro non ce l’avrei mai fatta! E colgo l’occasione per ringraziare anche ElebBlog, per avermi permesso di scrivere questo articolo per il suo bellissimo Blog !

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Grazie di cuore.

Alice<3

Credo che nessuna persona al mondo possa rimanere indifferente a ciò che questa ragazza ha deciso di raccontare: leggere le testimonianze di chi è riuscito a superare lo scoglio di questa brutta malattia, è una salutare iniezione di speranza e gioia.

A volte accadono cose a cui non si è preparati, situazioni che mai avresti pensato di dover affrontare…nonostante tutto, il sorriso e la speranza non devono mai mancare.

Anche quando la strada sembra solo in salita e tutto è tremendamente difficile, bisogna trovare la forza dentro di noi per andare avanti, anche appoggiandoci alle persone che ci vogliono bene.

Alice è stata così gentile e disponibile, da permettermi di farle una piccola intervista: in qualche modo ci siamo anche divertite!

Se siete interessati, continuate a leggere 🙂

INTERVISTA AD ALICE ❤

  • Ciao Ali, come stai oggi? Come vivi?

”Allora, vediamo un po’… ora bene! Non ho più quella grandissima preoccupazione di non guarire e questo è già un grande traguardo per me! L’ultimo anno di cure mi aveva veramente amareggiato, ma ora non c’è più bisogno di essere preoccupati, perché sono in remissione completa. Ogni tanto mi fermo a pensare che la malattia, potrebbe tornare da un momento all’altro, ma sono pensieri che mi vengono in mente di rado. La cosa che ancora mi tormenta da morire è la Fibromialgia, perché è una malattia che mi è venuta come conseguenza delle terapie, dei farmaci ecc., ma non ne sono del tutto sicuri i dottori, non sono sicuri di niente. Inoltre non sanno se mi passerà a breve, se dovrò aspettare anni o se dovrò tenermela per tutta la vita. Questa cosa è assai snervante, perché si fa molta fatica a vivere con un dolore costante in tutto il corpo, tutti i giorni, a tutte le ore, è l’unica cosa che mi tormenta ancora. Spero di distrarmi da questa cosa, ora che posso riprendere in mano la mia vita.”

  • Deve essere stata molto dura affrontare una malattia di questo calibro, specialmente così giovane…C’è qualcuno che ti è rimasto accanto più di quanto ti saresti aspettata?

”Giorgio, il mio fidanzato, è al primo posto in assoluto. Infondo quando mi sono ammalata stavamo insieme da nemmeno 6 mesi e aveva tutto il diritto di mandarmi a quel paese e di scappare e invece non l’ha mai fatto. Ha sopportato e visto cose che voi umani non potete neanche immaginare ahaha, a parte gli scherzi , davvero lui è la persona che mi ha sorpreso di più. Al secondo posto a pari merito, ci sono alcune mie amiche che terrò in anonimo, tra cui una ragazza, a cui voglio un bene dell’anima, che ho conosciuto in ospedale. Nonostante la lontananza, perché lei abita al sud Italia, ci sentiamo sempre e soprattutto possiamo parlare di cose riguardanti la malattia, che le altre nostre amiche non capirebbero mai, mi sono affezionata tantissimo a lei.”

  • Pensi di essere cambiata davvero molto dopo ciò che ti è successo? Quali tratti del tuo carattere hai mutato in modo particolare?

”Sì, sono cambiata troppo. Un po’ in meglio, per esempio sono diventata più estroversa, sono diventata più sicura di me, soprattutto dopo essere stata tanto tempo senza i capelli, ma sono cambiata anche in peggio; sono diventata più sensibile a quello che mi dicono gli altri, se devo affrontare un litigio o una discussione ci rimango il doppio più male di prima, ho un modo di soffrire veramente esagerato, non so perché, ma già prima ero una ragazza sensibile, ora lo sono ancora di più.

Una cosa in cui sono cambiata e che ora sto cercando in tutti i modi di migliorare, è che dopo aver passato tutto questo tempo a contatto con adulti, medici, infermieri ecc. che mi trattavano come la solita malata oncologica, faccio una fatica assurda a ragionare come una ragazza normale di 20 anni che sta bene, sembrerà una stupidata ma non lo è. Ho fatto un sacco di sbagli per colpa di questa cosa. Quello che devo fare adesso è “svecchiarmi” ovvero ritornare una ragazza normale.”

  • Da cosa è nata l’idea di narrare il tuo percorso di lotta contro la malattia sui social?

”E’ nata dal momento in cui ho iniziato a dire ai miei amici, ai miei compagni di classe ecc. che avevo scoperto di essere malata. In poco tempo tutta la città dove abito è venuta a saperlo, era inevitabile d’altronde e ogni cosa che scrivevo su Facebook avevo un sacco di commenti di persone che mi incoraggiavano ad andare avanti a combattere questa cosa.

Successivamente ho iniziato a cercare supporto nell’associazione Adolescenti e Cancro, per parlare con ragazze che avevano passato la mia situazione. Da lì, ho capito che c’era un mondo intero nei social network , che parlava del cancro e che dava speranza alle persone malate. Ho desiderato così di farne parte anch’io, per aiutare gli altri ad avere un po di speranza in più , ma anche per aiutare me stessa . Ho iniziato così a scrivere e postare foto , da pelata, in ospedale, con la parrucca ecc…e a fregarmene del giudizio della gente. Questa cosa mi è servita molto anche per proteggermi dalle prese in giro delle ragazze. Sapevo già che avrebbero notato il taglio di capelli, la pelata e successivamente la parrucca, perché le femmine sanno essere tremende e io non volevo dar loro modo di prendermi in giro. Quindi pensai: se io in primis, faccio vedere che non me ne frega niente di mostrarmi con la mia bella pelata, non do nemmeno un solo motivo alle altre persone di giudicarmi o deridermi. E così è stato, a parte qualche caso eccezionale di persone veramente cattive e infime.”

  • Non hai mai temuto il giudizio della rete social, raccontando ciò che stavi passando?

”Sinceramente no, perché sapevo già che qualcuno poteva non essere d’accordo con me, come succede spesso anche con altri argomenti, ma non mi importava, ognuno ha il suo parere e raccontarmi mi faceva stare bene, mi fa stare bene ancora adesso. Quando poi ho iniziato a stare molto più male, ho smesso di scrivere e postare foto di me in ospedale, perché in quel periodo non c’era niente di bello ed ero particolarmente conciata male. Non me la sentivo di parlare con nessuno e mi sono chiusa in me stessa. Ora che sto meglio , continuerò tramite il blog , a scrivere il mio libro, e verranno pubblicate per la prima volta le foto di quando stavo veramente male, e i racconti di quello che ho affrontato. Insomma anche io non sono fatta di ferro, e ho dovuto prendermi una pausa da tutto a metà delle mie cure.”

  • Sei fidanzata ormai da diverso tempo, come avete affrontato la notizia all’interno della coppia?

”Per risponderti a questa domanda, ho voluto chiedere anche il parere del mio fidanzato, mi sembrava giusto sapere anche il suo punto di vista e non sempre e solo il mio.

Giorgio: ”Io e Alice siamo fidanzati da quasi tre anni , e si può dire , che non sono stati certo anni noiosi , soprattutto dal giorno in cui ricevemmo la brutta notizia ! Era una giornata di ottobre e io sapevo che Alice era andata a fare una visita , l’ennesima , per scoprire cosa ci fosse dietro a quella brutta tosse ..sinceramente non ci davo tanta importanza perché si poteva pensare ad una polmonite o cose simili ..invece a un certo punto mi squillò il telefono , risposi e da lì tutto cambiò ! Sentii un vuoto…poi lei piangere e infine una frase secca: ho il tumore!

Mi infuriai con lei , stava dicendo per me una cosa inconcepibile , non poteva essere vero! Non a lei! Non così giovane! Non le diedi retta e iniziai a insultare il medico che le disse ciò ! Come poteva affermare una cosa così grave che ti può cambiare la vita da una sola visita ?!? La tranquillizzai e le dissi che avremmo dovuto far altre visite e che tutto sarebbe andato per il meglio e che si sbagliava! Ne ero convinto , ma sentivo in minima parte che poteva essere vero…ma questo non dovevo assolutamente farlo trasparire! Quando andai a prenderla a casa, lei era distrutta , la consolai il più possibile facendole capire che non era nulla di certo , ero molto fermo sul mio punto di vista! Poi la incoraggiai e le dissi che se mai fosse stato vero, era giovane e poteva di certo guarire e che io per lei ci sarei sempre stato..sempre ! E da quel giorno ci fecimo forza l’un l’altro! Sempre di più!”

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Alice: ”Che dire, sono stata molto molto fortunata a trovare Giorgio! Stavamo insieme da neanche 6 mesi quando è accaduto, e lui da allora non mi ha mai abbandonato. Ma la cosa che ho sempre ammirato di lui, è la forza, la forza di non farmi vedere che anche lui stava male, la forza di non farsi vedere da me triste, e la forza di farmi ridere lo stesso, nonostante tutto, che è la cosa che amo di più di lui!

In queste situazioni scherzare sulla malattia, scherzare sugli avvenimenti brutti, è di vitale importanza per combatterli! Sembra una cavolata ma non lo è, molte volte ridere del problema è fondamentale, non bisogna sempre abbattersi e piangere per quello che ci capita nella vita. Lui ha sempre saputo cosa mi serviva per essere più forte e per non deprimermi e mi ha aiutato tanto in questo. Se avessi avuto un altro tipo di persona affianco non sarei durata 2 giorni. Una cosa che a pensarci mi fa ancora molto male, è pensare cosa ha dovuto sopportare lui, vedermi star male, vedermi confinata a letto praticamente sempre, ma soprattutto due avvenimenti particolari che sono stati davvero duri per entrambi.

Uno è quando stavo facendo l’ultima chemioterapia, la più pesante, la prima volta che la feci finii in uno stato di trans perché i miei battiti scesero sotto i 50, me ne stavo a letto al buio senza capire cosa stava succedendo in torno a me attaccata appunto alla macchina che rileva i battiti cardiaci. Questo stato quasi vegetativo durò ben poco, forse 2 giorni, io non me lo ricordo perché non capivo niente, e Giorgio usciva dal lavoro e veniva a trovarmi , stava li un’oretta, la sua pausa pomeridiana, seduto su una sedia a tenermi la mano e aspettava, io non so se c’è l’avrei fatta se fosse stato il contrario.

Il secondo avvenimento invece è quando ero in trapianto o quando ho avuto la polmonite, che non potevo nemmeno uscire dalla stanza, stavo male psicologicamente, piangevo sempre e anche li lui ha sempre cercato di tirarmi su il morale o per lo meno di non trasparire le emozioni che aveva in quel momento. Abbiamo sopportato tanto entrambi e ora la cosa fondamentale, secondo me, è ricordarci sempre tutto quello che abbiamo affrontato insieme. Io gli sarò sempre grata per tutto quello che ha fatto per me.”

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  • Tutti sanno che la caduta dei capelli è solitamente, uno dei principali effetti collaterali della chemioterapia. Soprattutto per le ragazze, può essere un trauma: che consigli vuoi dare alle persone con il cancro per rimanere se stesse, nonostante i cambiamenti d’immagine che sono tenute ad affrontare?

”Innanzitutto per coloro, che purtroppo dovranno affrontare la chemioterapia consiglio di tagliare i capelli gradualmente come avevo fatto io. Se avete i capelli lunghi lunghi, magari in primis fare un bel taglio sopra le spalle, poi uno ancora più corto e così via. E’ traumatico vedersi senza capelli la prima volta, ma poi ci si abitua, a me sono caduti e ricresciuti 3 volte, tant’è che me li rasavo da sola, da tanto che ero abituata. Sono sempre stata una persona decisa a tenere la propria immagine anche durante le terapie, volevo far vedere a gli altri che stavo bene e che volevo essere bella lo stesso, così decisi di buttarmi nel mondo delle parrucche. E ragazze fatelo anche voi! Perché nel 2016 ci sono parrucche stratosferiche che non si muovono e non si vedono che sono finte! Vi lascio 3 nomi di centri specializzati nelle parrucche oncologiche, su Milano e provincia e mi raccomando, non compratele dai cinesi o in posti dove costano veramente poco perché fanno solo male ai vostri futuri capelli e alle nostre belle testoline pelate!!

  •  Il primo centro specializzato in parrucche che voglio mostrarvi, è un’associazione che si chiama CANCRO PRIMO AIUTO  a cui ci si può rivolgere per fare una parrucca il cui costo è una donazione decisa dall’acquirente.
  •  Il secondo è LA CASA DELLA PARRUCCA  dove io stessa ho acquistato la parrucca che ho sempre usato, di capelli sintetici, nera e lunga come i miei capelli veri. Mi sono trovata davvero bene la utilizzerei ancora adesso che mi stanno ricrescendo i capelli ahaha.
  •  Infine troviamo LA CLINICA DELLA PARRUCCA .

Questi sono i 3 centri più famosi e innovativi di Milano, il mio consiglio per le donne che affronteranno la affronteranno la perdita dei capelli è di provate una parrucca perché può aiutarvi davvero tanto, aumenta l’autostima, vi fa sentire ancora belle e soprattutto normali! Ma sopratutto distoglie gli sguardi indiscreti e fastidiosi della gente che spesso guardano con insistenza i malati di cancro che portano il foulard ! Non abbiate pregiudizi verso la parrucca prima di non averne provata una.”14962608_10211020305924704_1518374640078326990_n

  • Cosa diresti a chi oggi sta combattendo contro il cancro?

Tenete duro! Perché nel 2016 si può guarire, con la forza, la tenacia e l’aiuto delle terapie odierne certo, ma si può guarire! Non è una passeggiata, questo è certo, ma ne vale davvero la pena. Bisogna sempre cercare di sopravvivere non tanto per noi stessi, ma per le persone che ci stanno accanto, perché saranno loro a soffrire di più quando noi non ci saremo più! Non rifiutate le cure, combattete fino allo sfinimento, non abbandonate le persone che vi stanno vicino!”

  • Pensi che la tua malattia, seppure in un modo così brutto, ti abbia regalato qualcosa?

”Sì, purtroppo sì. In meglio e in peggio come già dicevo nella domanda n.3. Quello che mi ha regalato è una maggiore sensibilità per le persone che soffrono e non, diciamo che ora sono più sensibile a tutto, anche verso cose che risulterebbero banali per molte persone. Capisco molto di più il dolore degli altri e non solo di quelli che hanno avuto il tumore, ma anche di coloro che hanno perso qualcuno di caro, fino ad andare alle cose che possono risultare banali come chi si è appena lasciato con la fidanzata ecc…

Diciamo che ora ho un’altra visione del mondo, molto più aperta, e poi soprattutto mi ha regalato una voglia di vivere che prima non avevo, prima ero una persona molto pigra , ora nonostante che il mio fisico non me lo permetta ancora, voglio fare di tutto e di più, infondo devo recuperare i miei 18, 19 e 20 anni !!! Odio le persone, comprese le mie amiche che mi dicono la classica frase “CHE BELLA VITA CHE FAI!” solo perché ora ho avuto un po di tempo libero per me, scusate e se ho fatto 2 anni a star male e a non poter fare niente!

Anche io vorrei stare bene come loro e poter lavorare 12 ore al giorno in piedi ! Invece no è due anni che sono bloccata e non posso fare nulla, forse tra poco riuscirò a ottenere il permesso per lavorare ma sempre entro i limiti della mia disabilità. Vorrei stare bene anch’io per andare all’università tutti i giorni come i miei coetanei, e invece NO! non ci riesco, ci ho provato e non c’è la faccio, mi stanco ancora troppo! L’unica cosa a cui posso aspirare quest’anno è trovare un lavoro adatto a me e alle credenziali della mia disabilità.”

  • Concludiamo con l’ultima domanda…Come vedi il tuo futuro?

”Sinceramente? Non lo so, sono contentissima e grata di essere viva ma non vedo certo un futuro tutto rose e fiori. Troppi effetti collaterali, troppe cose che non vanno ancora nel mio corpo e troppa paura di avere una ricaduta. Anche adesso ho una paura tremenda dei controlli che verranno, non so cosa farei se mi dicessero che il tumore è tornato… Per ora voglio cercare di tornare in forma più che posso e di ottenere il permesso per lavorare, almeno così mi sentirei una persona normale , con un posto nel mondo, e non solo la ragazza malata che deve curarsi! Ora il primo passo sarà fare la patente, poi a dicembre mi daranno finalmente tutti i documenti necessari per lavorare in categoria protetta.

Sicuramente ci saranno tempi migliori rispetto a quelli che ho passato in questi ultimi anni, ma è inutile cercare di dimenticare, sono cose che non si dimenticano mai! Bisogna solo cercare di utilizzarle, per vivere al meglio il futuro e ricordarci sempre quanto siamo fortunati noi , ad essere vivi, a stare bene e ad avere qualcuno che ci vuole bene.”

Sono davvero contenta di pubblicare questo articolo, non vedevo l’ora che arrivasse il momento…ed ECCOLO QUI!

Ti ringrazio tantissimo per esserti aperta così, per avermi dato la possibilità di raccontare la tua storia su questo mio piccolo spazio nel mondo del web. Fare questo articolo insieme a te è stato molto bello, anche se ammetto che di lacrime ne sono scese abbastanza. Continua con questa forza piccola combattente, porta sempre con te il tuo sorriso e non mollare mai. 

Che dire Ali? HAI VINTO TU. ❤

( Le comiche per fare queste foto…ahhahah )

Questi sono i social di Alice:

Un bacione grande!

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10 pensieri su “Non sai mai quanto sei forte fino a quando essere forte è la sola scelta che hai.

  1. L’ha ribloggato su Alice nel paese delle mer(d)avigliee ha commentato:
    Innanzitutto voglio ringraziare la ragazza che ha creato questo splendido articolo su di me e sulla mia storia: EleBblog. 💌
    Mi sembra passata un’eternità, quando circa un mese fa, lei mi venne a chiedere se mi andava di fare un articolo per il suo blog, che viene seguito da quasi 1000 follower. Non sapeva che avrei accettato più che volentieri e che anzi, sarebbe stato un onore per me, essere intervistata da lei.
    Questo è il frutto della nostra amicizia, appena iniziata, ma che dopo questo tema ci unisce come se ci conoscessimo da una vita. Ci siamo legate grazie a una passione in comune, quella di scrivere e trasmettere qualcosa a gli altri.
    Be che dire, ci ha azzeccato in pieno nel farmi domande a cui volevo già rispondere da tempo. Sì, perché sono domande che si sono poste tutte le persone che mi conoscono, per la mia lotta al tumore sui social. E inoltre tutti gli altri argomenti di cui abbiamo voluto trattare, non sono solo per parlare sempre e solo della mia vita, ma anche per aiutare coloro che purtroppo stanno affrontando questo male, proprio ora!
    Grazie a Elena per avermi permesso di lavorare con lei. 😘
    Spero vi piaccia ❤

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  2. Questo articolo mi ha commossa e mi ha fatto capire quanto a volte siamo stupidi a lamentarci di cose piccole quando al mondo ci sono persone così che ne vivono di grandi e si fanno forza tutti i giorni. La invidio tanto quella forza, spero che la vita di Alice da ora in poi le regali solo gioie!

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  3. Pingback: Capitolo VIII – La prima chemio – Alice nel paese delle mer(d)aviglie

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